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	<description>Comunità Scientifica Italiana in Canada</description>
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		<title>Comment on Riforma Gelmini: le università italiane cambiano by claudia</title>
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		<dc:creator>claudia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 13:48:53 +0000</pubDate>
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		<description>Cari amici, scrivo da Padova, una delle Università in cui i ricercatori hanno aderito con forza alla mobilitazione contro il decreto Gelmini, a partire dalle Facoltà di Scienze e Ingegneria, ma mobilitandosi anche a Lettere, Psicologia, Scienze Politiche (dove io lavoro). Nei mesi scorsi abbiamo assistito a dibattiti spesso confusi e ad una informazione pubblica raramente capace di cogliere la complessità delle questioni poste dai ricercatori. A iniziare dalla rilevanza (quale?) che questo, e i precedenti governi, hanno dato alle attività di ricerca come risorsa fondamentale per promuovere lo sviluppo del paese, e promuoverne le capacità innovative. Invito a considerare la riforma (tutt&#039;ora) in discussione alla luce di: a) la situazione generale della spesa pubblica per ricerca in Italia anche nel confronto con I paesi OCSE, b) l&#039;investimento sulla realtà universitaria (e i tagli imposti da tutte le ultime finanziarie), c) la riduzione del 90% dei finanziamenti legati al diritto allo studio (borse, mense, alloggi etc). Intendo dire che conosciamo bene, soprattutto noi ricercatori, la necessità di intervenire a scardinare i meccanismi che bloccano il merito, promuovono clientele, impediscono alle università italiane di esprimere qualità, nella ricerca e nella didattica; ma peso anche che i diversi aspetti della riforma che toccano il molto che c’è da cambiare nella realtà universitaria italiana, vadano considerati nel quadro generale di assenza di visione sul futuro della ricerca e sul ruolo dell’Università pubblica. 
Invito anche a non fermarsi ad una unica fonte di informazione nel presentare quanto previsto dal drecreto: segnalo, ad esempio, che su la Repubblica di mercoledì 1 dicembre  a pagina 4 un’intera pagina era dedicata al confronto fra gli elementi di mutamento introdotti dal decreto e gli argomenti di critica. E invito a leggere le proposte di Rete29aprile relative alla riforma (le trovate su: http://www.rete29aprile.it/comunicati-stampa/le-proposte-di-riforma-della-r29a.html). Peccato che nessuno si sia preoccupato di ascoltarle, quelle voci e quelle proposte…
Rimane il senso di frustrazione per l’uso strumentale che di questo decreto è stato fatto da diverse forze politiche, un uso tutto giocato dentro la crisi politica invece che dimostrare di avere a cuore le sorti della ricerca e del giovani che vi si vorrebbero dedicare. Così cresce il numero di coloro che pensano di dover investire altrove…
Un caro saluto
Claudia Padovani</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici, scrivo da Padova, una delle Università in cui i ricercatori hanno aderito con forza alla mobilitazione contro il decreto Gelmini, a partire dalle Facoltà di Scienze e Ingegneria, ma mobilitandosi anche a Lettere, Psicologia, Scienze Politiche (dove io lavoro). Nei mesi scorsi abbiamo assistito a dibattiti spesso confusi e ad una informazione pubblica raramente capace di cogliere la complessità delle questioni poste dai ricercatori. A iniziare dalla rilevanza (quale?) che questo, e i precedenti governi, hanno dato alle attività di ricerca come risorsa fondamentale per promuovere lo sviluppo del paese, e promuoverne le capacità innovative. Invito a considerare la riforma (tutt&#8217;ora) in discussione alla luce di: a) la situazione generale della spesa pubblica per ricerca in Italia anche nel confronto con I paesi OCSE, b) l&#8217;investimento sulla realtà universitaria (e i tagli imposti da tutte le ultime finanziarie), c) la riduzione del 90% dei finanziamenti legati al diritto allo studio (borse, mense, alloggi etc). Intendo dire che conosciamo bene, soprattutto noi ricercatori, la necessità di intervenire a scardinare i meccanismi che bloccano il merito, promuovono clientele, impediscono alle università italiane di esprimere qualità, nella ricerca e nella didattica; ma peso anche che i diversi aspetti della riforma che toccano il molto che c’è da cambiare nella realtà universitaria italiana, vadano considerati nel quadro generale di assenza di visione sul futuro della ricerca e sul ruolo dell’Università pubblica.<br />
Invito anche a non fermarsi ad una unica fonte di informazione nel presentare quanto previsto dal drecreto: segnalo, ad esempio, che su la Repubblica di mercoledì 1 dicembre  a pagina 4 un’intera pagina era dedicata al confronto fra gli elementi di mutamento introdotti dal decreto e gli argomenti di critica. E invito a leggere le proposte di Rete29aprile relative alla riforma (le trovate su: <a href="http://www.rete29aprile.it/comunicati-stampa/le-proposte-di-riforma-della-r29a.html)" rel="nofollow">http://www.rete29aprile.it/comunicati-stampa/le-proposte-di-riforma-della-r29a.html)</a>. Peccato che nessuno si sia preoccupato di ascoltarle, quelle voci e quelle proposte…<br />
Rimane il senso di frustrazione per l’uso strumentale che di questo decreto è stato fatto da diverse forze politiche, un uso tutto giocato dentro la crisi politica invece che dimostrare di avere a cuore le sorti della ricerca e del giovani che vi si vorrebbero dedicare. Così cresce il numero di coloro che pensano di dover investire altrove…<br />
Un caro saluto<br />
Claudia Padovani</p>
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